Testimonianza di Bettina Woolard

 

di Bettina Woolard

Data: 7 agosto 2001

La mia storia di devota

Mio marito ed io siamo stati devoti dell'uomo che va sotto il nome di Sathya Sai Baba per nove anni. Eravamo interessati al suo movimento con tutto il nostro cuore e la nostra anima, credendolo genuinamente divino. Mio marito era stato presidente del nostro centro per parecchi anni, ed io ero coordinatrice oltre che insegnante.

Quasi ogni domenica veniva trascorsa in qualche attività riguardante Sai ed ogni giovedì sera ci trova fedelmente seduti sul pavimento del nostro centro locale, cantando e cantando mentre il volto del nostro guru scintillava da molte foto. Eravamo andati in India due volte per vederlo e ci eravamo sentiti benedetti per essere andati da lui, fisicamente e spiritualmente.

Ma in quel periodo cominciammo a sentire alcune voci fastidiose. All'inizio ci convincemmo che esse erano state create da fondamentalisti cristiani che si sentivano minacciati dalla crescente popolarità di Baba. Più tardi, poichè le storie persistevano, ragionammo sul fatto che forse uno o due giovani mentalmente instabili e delusi avessero inventato le storie nel tentativo di attirare l'attenzione su loro stessi.

Dopo tutto, i stessa avevo avuto l'esperienza di essere il bersaglio di pettegolezzi completamente falsi nella mia vita, e sapevo come una storia può crescere come un incendio in una foresta e diventare difficile da spegnere. Infine arrivammo alla scomoda conclusione che forse c'era "qualche verità" nelle voci, ma chi eravamo noi per capire il vero significato delle sue azioni? Io certamente non avevo nulla a che fare con questo aspetto della sua natura.

Parlando per me stessa, cominciavo a sentirmi piuttosto a disagio, ma non sapevamo ancora abbastanza da fare delle mosse. Era tutto molto confuso. Sapevamo che se avessimo lasciato lui ed il gruppo, molte delle cose che ci avevano resi felici e spiritualmente sicuri e che avevano riempito così tanti dei nostri anni sarebbero sparite per sempre. Pregai il Vero Dio di conoscere la verità, naturalmente sperando che la verità sarebbe stata che le voci erano soltanto tali, e che Sai Baba era davvero quello che diceva di essere e io potevo ritornare a vivere di nuovo la mia felice realtà. 

Verso agosto o settembre del 2000 le mie preghiere furono esaurite, ma non nel modo in cui avevo sperato. Ricevemmo una lettera dalla madre sconvolta di un ragazzo di 15 anni che era stato molestato...da Sai Baba. Accluso alla lettera c'era un esplicito resoconto dell'incidente che era stato scritto nel suo diario. Non lasciava molto all'immaginazione. Dopo aver letto la lettera ed il brano del diario, mi tolsi dal collo una catena da cui pendeva un oggetto caro: un orologino che Sai Baba aveva materializzato (forse si e forse no) per nostro figlio. L'orologio si era rotto e noi ne avevamo conservati i pezzi come ricordi adorati. Misi tutto in un cassetto, pensando di decidere il suo destino definitivo dopo che lo shock si fosse esaurito. Non l'ho mai più indossato.

Nelle successive settimane, mi sentivo infelice. Dal momento che ero stata "fortunata" abbastanza da avere degli spunti su ciò che sarebbe successo, lasciare Sai Baba non era la causa principale della mia sofferenza, anche se era parecchio doloroso. Il problema era il non sapere cosa raccontare all'altra gente. Quasi tutti i miei amici a quel punto erano devoti. Era meglio ferire quelle dolci anime adesso, o lasciare che credessero ad una bugia per molti anni, magari per tutto il resto della loro vita?

Intanto dovevamo annunciare al nostro centro che non eravamo più seguaci di Sai Baba e che non avremmo più frequentato le funzioni al centro. Forse avremmo dovuto metterci di fronte al gruppo riunito e dire loro la cruda verità, ma a causa del miscuglio di gente (alcuni molto vecchi o fisicamente e psicologicamente fragili), questo non sembrava fattibile. Così, mentre la gente ci chiamava per sapere perchè ce ne eravamo andati, raccontammo loro la verità uno per uno.

Pochi presero la cosa seriamente. Con l'eccezione di una o due persone, nessuno mai andò sul sito Internet (saibabaguru.com) che raccomandavamo loro. Ormai leggevo quel sito e la bacheca tutti i giorni. Sentivo molto l'aiuto delle persone che avevano attraversato la nostra stessa esperienza.

Riempire il vuoto.

Come ho riempito il vuoto? Non l'ho fatto davvero. Si è riempito vivendo, come un buco nella sabbia che sparisce quando un'onda ci passa sopra. Ho una famiglia, e fortunatamente tutti andammo da Sai Baba e lo lasciammo nello stesso tempo, quindi avevamo tanto di cui parlare tra noi. Fu anche meraviglioso parlare alle poche persone che conoscevo e che erano andate via. Fortunatamente avevo anche delle conoscenze precedenti a Sai Baba e con loro non avevo mai parlato molto di loro, così riallacciai queste relazioni.

Riscoprii un certo piacere nelle esperienze di tutti i giorni, che fosse piegare il bucato, fare la spesa, ricomporre un puzzle, spolverare, caricare la lavastoviglie, fare la doccia o giocare con i miei bambini. Trovai un lavoro part-time dopo anni di casa a fare la mamma. Mi rilassai guardando la televisione, leggendo libri, o altre attività. Prendemmo un cucciolo. Cominciai a vedermi con un medico che mi aiutò con i problemi cronici che avevo avuto per molti anni. Non mi sento colpevole nel godermi la vita come mi succedeva nel periodo in cui ero una devota, quando ero convinta che tutto nella vita fosse "maya" e che faremmo meglio a non darle alcuna importanza.

Adesso mi rendo conto che il nocciolo del problema era questo: dentro di me non avevo fede in Dio. Avevo dato via il mio potere ad un altro individuo perchè pensavo di non essere nulla.

Mi mancano ancora alcune delle cose dell'essere devota, come svegliarmi nel mezzo della notte, preoccupata per qualcosa, e poi pensare, "Egli è qui sulla terra; non c'è nulla di cui aver paura", o quei meravigliosi momenti in cui mi sentivo completamente amata e curata. So ancora che c'è un essere che ci avvolge d'amore, ma mi sento un pò scossa non sapendo che aspetto ha questo essere. Era così bello pensare che il Dio che amavo aveva un volto. E' più di una sfida fare questa connessione, ma sento una presenza materna e femminile che mi protegge.

Ancora medito e prego, anche se non così tanto e non con la stessa fiducia di essere ascoltata. Faccio ancora servizio su base individuale. E ancora tento di ricordare di praticare le buone cose che ho imparato mentre ero una devota, che il leader le pratichi o no.

So che per la gente che è sola, per la gente che trascorre molti anni con lui come abbiamo fatto noi, o che ha trascorso più tempo con lui in persona di quanto abbiamo fatto noi, il vuoto sarà molto più difficile da riempire. Tutto quello che posso dire loro è che Dio che voi credevate lui fosse è reale, così non abbandonatelo mai.

Bettina Woolard